Un saluto a Massimo Addes da tutti noi (past. Michele Passaretti)

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Massimo ci ha lasciato, è partito per raggiungere l’altra parte della sua famiglia terrena. Si è ricongiunto anche con il resto della nostra famiglia spirituale. Mentre in cielo si fa festa, qui in terra è una valle di lacrime, non avremmo voluto lasciarlo andare via, lo avremmo voluto con la sua famiglia con tutti noi a gioire in quei pochi sprazzi di gioia che la vita ci riserva e … perché no, a soffrire ancora per le tante avversità della vita. Con Rita e le loro figliole vi è il cordoglio di un intero popolo. Uomini e donne, giovani ed anziani, credenti e ministri sono affranti per la dipartita di Massimo. Sguardi silenziosi e lucidi di lacrime, preghiere  e abbracci con il cuore sono espressi da ogni parte per questi cari.

Quanto è difficile essere un pastore in giorni come questi. Fare il pastore ed essere pastore sono due cose diverse. La vocazione e la professione non sono la stessa cosa. In un giorno come questo tutto il peso della vocazione si scarica addosso, è difficile essere pastore di una famiglia come la famiglia Addes. Non ci sono frasi di circostanza e spiegazioni che possono avere un senso, vi è soltanto un religioso silenzio, un solenne rispetto per questo dolore. Massimo e Rita hanno già depositato nelle braccia del Signore i loro bambini più piccoli, la piccola Noemi e il piccolissimo Mattia. Ora Rita con le sue figlie, Siria e Emanuela, hanno lasciato anche Massimo nelle braccia paterne del Padre celeste.

Una famiglia divisa a metà da un male incurabile che oltre alla morte ha portato un calvario infinito di ospedali, cure mediche, esami, interventi. Ogni giorno con la speranza di trovarsi ad un punto di svolta, ogni volta la delusione di non vedere la fine del lungo tunnel della malattia. Tutti noi abbiamo seguito da vicino e da lontano la sorprendente capacità di convivere con la sofferenza della famiglia Addes e da sempre abbiamo compreso che in queste vite vi era la vera fede in Dio, la vera dipendenza dalla vita dello Spirito; la capacità di far sembrare normale ciò che per noi era incomprensibile. Massimo è stato il sacerdote della sua casa, l’uomo di Dio piegato al volere del cielo che ha ispirato la serenità e la fiducia a tutta la sua casa, anche quando sull’altare vi era l’offerta più preziosa della sua vita. La stessa tranquillità riusciva a trasmetterla all’esterno, a sostenere con sorrisi e con pacatezza familiari e fratelli; una arrendevolezza che ci ha stupito e che ha ispirato la nostra vita in momenti che abbiamo dato troppa importanza a problemi che non meritavano paragoni con i suoi.

Mi viene da pensare a come si potrà ricordare la sua storia, la sua testimonianza anche quando si spegneranno i riflettori del cordoglio pubblico, dico questo, poiché questa preziosa testimonianza non va dimenticata. La nostra statura di fronte a questi giganti è insignificante, la loro fedeltà a Dio va ricordata per sempre. La domanda giusta non è: Dio perche? Ma piuttosto: Dio qual è il tuo piano? Perché c’è sempre un decreto superiore, una preciso volere che supera l’ineluttabilità di una malattia. Le tragedie umane sono quelle dove Dio è assente, laddove Dio è presente accompagna i suoi figli nel tortuoso cammino del dolore, trasmettendo forza e fiducia nei loro cuori. Adesso è Rita la sacerdotessa che con la forza di sempre ha ereditato il difficile compito di portare avanti la sua casa in mezzo a tanto dolore e sofferenza. Come Dio l’ha sorretta nel passato, ancor di più oggi, che non ha il sostegno di Massimo la sosterrà. Noi possiamo sorreggerla con il nostro affetto e la nostra preghiera che pure è così preziosa agli occhi di Dio.

Pastore Michele Passaretti