Servire Dio Fino alla Fine

remo_cristallo_ricordo

Precisamente due anni fa il Signore ha chiamato in gloria il pastore Remo Cristallo. Dio prelevò il corpo di Mosè per evitare che il popolo cadesse in una sorta di venerazione dell’uomo. A scanso di equivoci, la dottrina biblica ci è piuttosto chiara e se in una data come questa amo ricordare la figura del nostro pastore è solo per suscitare zelo e fervore spirituale in tutti noi nel prendere esempio da padri e santi uomini di Dio che hanno lasciato una traccia e un profumo di testimonianza di fedeltà all’evangelo. Uomini che hanno amato Dio più della propria vita.

 

Ancora una volta il nostro ricordo ricorre alla ferma e decisa volontà del pastore Remo Cristallo di voler servire il Signore ad ogni costo fino alla fine. Queste espressioni ricorrevano spesso nelle sue prediche, e sono rimaste fortemente impresse nelle memorie e nei cuori di molti perché sono state accompagnate dalla coerenza della pratica fino all’ultimo. Negli ultimi tempi vedendolo sovente affaticato e sofferente in salute gli dicevo spesso e non solo io: “Remo hai bisogno di riposo, devi  fermarti e pensare un po’ di più alla tua salute, almeno fino a quando non recuperi una condizione più salda”. Puntualmente, mi rispondeva: “Figlio mio, come facciamo a riposarci oggi con tante cose da fare e a cui pensare, il mio riposo sarà nel cielo quando il Signore mi chiamerà”. Poi invertiva il discorso e si preoccupava di me: “Piuttosto tu devi rallentare, sei più giovane, hai più anni davanti a te, non fare la fine mia”. Il pastore Remo scherzava spesso sulla debolezza di udito dell’orecchio sinistro procurato da un incidente in aereonautica: “Sai perché il Signore non mi fa sentire bene da questo orecchio?” – diceva – “Per non farmi udire un sacco di sciocchezze che si dicono in giro”. Ma quando aprivamo il discorso del suo riposo, diventava sordo ad ambedue gli orecchi. Per questo, nonostante lo sconsigliassi, volle partecipare all’invito della conferenza di Catania (organizzata dal Pastore Ottavio Prato), sapendo che i fratelli lo avevano invitato con amore e lo attendevano con gioia.

 

Ogni volta che il pastore Remo doveva partire per qualche viaggio e per qualche missione il suo cuore si intristiva al pensiero di dover affrontare il viaggio, lasciare la chiesa e le attività locali ma, puntualmente una volta giunto sul posto si calava con tutto il cuore nelle missioni e dava il meglio di sé nel ministero ricevendo profonda gratificazione personale  e dando conforto e consolazione ai ministri e alle chiese che lo ricevevano. Mi chiamavano spesso i pastori dicendo: “Lasciateci il pastore Remo più tempo con noi”. Quando saliva sul pulpito, infatti, rifioriva, acquistava la passione e il vigore della giovinezza. La sua generosità pastorale si alzava ad un livello non facilmente eguagliabile, non si risparmiava in nessuna cosa e giungeva al punto di svuotarsi e confrontarsi con la debolezza della sua “antichità”, come amava spesso chiamare l’ineluttabile declino dell’età. Alla vita “lunga” il pastore Remo ha scelto una vita “piena” in Cristo. Il suo sogno e la sua preghiera era di morire servendo il Signore fino all’ultimo respiro. Fu così che la domenica sera, al rientro della missione di Catania, proprio sull’aereo che lo portava a casa iniziò a stare male. Come molti pastori della sua generazione Remo aveva una certa resistenza a ricorrere all’aiuto medico, la sua fiducia era posta in maniera incrollabile nella fede in Dio. Ripeteva spesso alle persone a lui vicino: “I medici ti aggiustano una cosa e ne scombinano un’altra, solo Dio ha la guarigione perfetta”. Anche in quella occasione la sua preghiera fu “Signore guarda il mio corpo come lo hai sempre guardato”.

 

Il mattino dopo a poche ore dalla sua chiamata a casa, continuava a chiamare i fratelli, ad incoraggiare pastori, a pianificare le attività che dovevano svolgersi nei giorni successivi in sua assenza. Infatti, mi delegò a celebrare un matrimonio di una famiglia a cui teneva particolarmente e mi disse: “Questa volta devo fermarmi davvero, prendi un po’ tu la situazione in mano”. Pensavamo che fosse ancora una volta una prova per la sua vita, come quando sette anni prima fu preservato da un violento ictus, come quando negli Stati Uniti fu ricoverato d’urgenza in ospedale, oppure come quando Dio lo aveva guarito da un infarto coronarico senza medici e medicine. Invece no! Era l’ora dell’appuntamento divino, della chiamata a casa del servo fedele che lo ha servito come il suo cuore ha desiderato.  In una giornata come questa, noi chiesa “Nuova Pentecoste” e figli spirituali di questo ministero non possiamo non lasciare un messaggio di affetto e apprezzamento alla sorella Maria Cristallo che in questo  giorno “particolare”, non ha rinunciato a tenere la riunione con le sue sorelle della chiesa, dichiarando con la stessa coerenza: Dobbiamo servire Dio, fino alla fine.

 

Con affetto eterno al mio pastore,

Michele Passaretti