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| In nome di chi avete voi fatto questo? |
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Allora Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro: "Capi del popolo e anziani, se oggi siamo esaminati a proposito di un beneficio fatto a un uomo infermo, per sapere com'è che quest'uomo è stato guarito, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele che questo è stato fatto nel nome di Gesú Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; è per la sua virtù che quest'uomo compare guarito, in presenza vostra. Egli è la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata, ed è divenuta la pietra angolare. In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati".
Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesú e, vedendo l'uomo che era stato guarito, lì presente con loro, non potevano dir niente in contrario. Ma, dopo aver ordinato loro di uscire dal sinedrio, si consultarono gli uni gli altri dicendo: "Che faremo a questi uomini? Che un evidente miracolo sia stato fatto per mezzo di loro, è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non possiamo negarlo. Ma, affinché ciò non si diffonda maggiormente tra il popolo, ordiniamo loro con minacce di non parlar più a nessuno nel nome di costui". E, avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesú. Ma Pietro e Giovanni risposero loro: "Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite". (Atti 4:8-20)
L’intolleranza religiosa, evidenziata nel brano degli Atti degli Apostoli, ancora oggi ed in tante nazioni del mondo continua in maniera antidemocratica a impedire a tanti cristiani di offrire il proprio culto spirituale a Dio. Il racconto ci testimonia però che la fede biblica in Gesù Cristo consente ad ogni credente (in ogni epoca) di vedere manifestata la potenza di Dio (i veri miracoli!).Nonostante ai nostri giorni sia cresciuta la conoscenza biblica, dobbiamo constatare però che è cambiata la qualità della fede in tanti. La maggioranza dei credenti cristiani dice di credere, ma non possiede e non manifesta la vera fede, dono di Dio per tutti quelli che credono e desiderano fare appieno la Sua volontà. Anche nella nostra nazione la qualità della fede è tristemente scemata, cambiata. Molti, forse troppi, si accontentano di un rapporto spirituale con Dio di natura teorica, vivendo una vita arida, liturgicamente religiosa ed a volte bigottica, con l'unico intento di volersi sentire in regola: una voluta e meditata illusione.
Gesù Cristo (Dio) come ci dice la Bibbia è lo stesso ieri oggi e in eterno. Egli esercita ancora misericordia e amore, non è mai cambiato e mai cambierà! L’Iddio dei miracoli onora sempre la Sua Parola quando il nostro credere permette al nostro spirito di ricevere il dono divino della fede operante: dono della grazia che si riceve gratuitamente e immeritatamente attraverso la seria, attenta e bramosa lettura della Parola.Nel Vangelo di Marco (cap. 16 versi 17 e 18) è scritto: “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demoni; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; e se pur bevessero alcunché di mortifero, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno”.Per molti cristiani questi versi hanno un valore simbolico e relegato al passato. Ho potuto invece constatare che per tanti altri, soprattutto per quelli che vivono nelle restrizioni economiche ed impediti di praticare liberamente la propria fede, sono realtà quotidiana. Costoro realizzano ancora le promesse bibliche perché non teorizzano, bensì praticano anche al costo della propria vita.
Il brano iniziale si riferisce a fatti cronologicamente accaduti poco tempo dopo la prima Pentecoste cristiana (Atti 2). Dopo la manifestazione di carattere semantica che manifestò in modo soprannaturale e divino la glossolalia, stupendo gli ebrei della diaspora allora presenti a Gerusalemme per la Festa delle capanne, ci fu il primo sermone dell'apostolo Pietro che produsse istantaneamente circa 3000 conversioni alla fede cristiana, fino a quel momento non ancora divulgata e praticata pubblicamente. Poco tempo dopo lo stesso Pietro con Giovanni, passando per la porta detta Bella di Gerusalemme e sospinto dallo Spirito Santo, pronunciò quelle parole di fede che manifestarono il miracolo di guarigione per un paraplegico mendicante ebreo.“Dell'argento e dell'oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina! E presolo per la man destra, lo sollevò; e in quell'istante le piante e le caviglie dei piedi gli si raffermarono” (Atti 3:7).
L'espressione verbale fu seguita dalla certezza della fede di Pietro, che prese la mano dell'inabile e lo tirò su per poi lasciarlo certo della sua avvenuta guarigione. Tutto ciò echeggiò in Gerusalemme, conducendo alla conversione altre 2000 persone. Queste notizie però giunsero anche ai capi religiosi ebrei, i quali, grandemente preoccupati di queste conversioni, fecero arrestare i due discepoli di Gesù. Dovettero poi rilasciarli anche su consiglio di Gamaliele, stimato rabbino e maestro di Saulo da Tarso. Gamaliele ricordò loro che i precedenti movimenti di falsi Messia erano finiti miseramente, perciò anche con i discepoli di Gesù c’era solo da aspettare. Il tempo avrebbe palesato l’autenticità o meno di questi credenti della “nuova via” (così furono chiamati i cristiani fino ad Antiochia, dove presero il nome di cristiani). Allora i capi religiosi ordinarono ai due apostoli di interrompere immediatamente l’insegnamento e la predicazione. Qui rileviamo il coraggio della fede nell’apostolo Pietro, il quale alla loro richiesta rispose: “Giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio. Poiché, quanto a noi, non possiamo non parlare”.
Soffermiamoci per alcune considerazioni sul comportamento di Pietro e Giovanni:- Pietro risponde con determinazione e coraggio perché la Scrittura afferma che egli era “ripieno di Spirito Santo” (la presenza di Dio in lui);- proclama e conferma la sua fede in Gesù Cristo esponendo sinteticamente ma con precisione il messaggio dell’Evangelo;- il loro parlare si avvaleva della testimonianza dell'uomo guarito, che non poteva dire nulla contro di loro se non testimoniare del miracolo ricevuto; - i capi religiosi riconobbero che, nonostante non avessero alcuna cultura, essi si esprimevano in modo soprannaturale con franchezza.
Il comportamento di Pietro e Giovanni è per noi un esempio da seguire. Ogni cristiano (seguace di Cristo) dovrebbe essere “ripieno di spirito Santo”. E per essere tale è necessaria una reale esperienza di salvezza in Cristo (la nuova nascita), realizzando le parole di Gesù a Nicodemo “In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3:5).Dio vuole che tutti i credenti siano ripieni di Spirito Santo, perché nella pienezza dello Spirito potremmo evangelizzare e manifestare la potenza di Dio nel mondo. Alla stregua di Pietro dobbiamo essere sensibili alla voce dello Spirito Santo, ricordandoci che l’Iddio di Pietro e Giovanni è lo stesso nostro Dio.
E per ultimo, come relazionarci con le Autorità?La Bibbia ci educa ad essere cittadini onesti e rispettosi delle autorità e delle leggi dello Stato nell’esercizio dell’etica cristiana. Per manifestare alla società che siamo “figli di Dio”, diamo a Cesare quello che è di Cesare… e altresì diamo a Dio ciò che gli appartiene! Se le Autorità ci vietassero l’esercizio della nostra fede in Cristo? Faremo nostra questa dichiarazione paolina: “Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? …Poiché io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potestà, né altezza, né profondità, né alcuna altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:35-38-39). |
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| Tuesday, 17 February 2009 17:41 |
| Last Updated on Tuesday, 17 February 2009 17:57 |





