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“Il paralitico di Betesda” (Giov 5: 1-15)

Predicazione dell’8/2/09 del Past. Remo Cristallo

Siamo in un particolare periodo storico in cui si assistiamo ai continui progressi della scienza e della medicina, ma in cui vediamo anche aumentare il numero degli ammalati. Insieme a nuove patologie, ritornano persino malattie che credevamo debellate. E laddove la medicina non può arrivare, in molti casi si decide di puntare sui cosiddetti “viaggi della speranza”, su pellegrinaggi in luoghi che si credono “miracolosi”. Anche questo passo descrive un luogo particolare, quello della piscina di Betesda, ma è importante specificare che non è un luogo che produce da sé guarigione, ma è Dio stesso, mosso dal suo amore. Questo passo non si limita a descrivere un posto, ma ci parla soprattutto di fede.

La fede è dimostrazione di cose che non si vedono. E’potenza di Dio e d è nel cuore di chi crede. Attorno a questa piscina c’erano ammalati di ogni genere, gente che soffriva. Erano lì perché Dio, in tempi stabiliti, mandava un suo angelo ad agitare le acque e chiunque riusciva a tuffarsi per primo, guariva dalla malattia da cui era affetto. Oggi, noi disponiamo, grazie ai progressi scientifici, di molteplici cure e terapie ma ancora oggi, dobbiamo affermare che la guarigione viene solo da Dio. Non avete osservato come molte importanti scoperte avvengano “per caso”?

Questa piscina molto probabilmente era continuamente presidiata dai malati che immagino non staccassero mai gli occhi dall’acqua della piscina. Chissà quante invidie e gelosie si creavano allora tra gli ammalati in questa specie di gara, ma anche quante speranze visto che, come si è soliti dire nel mondo “la speranza è l’ultima a morire”. Per noi cristiani poi, per quelli per cui il cristianesimo non è una religione, ma una relazione, esiste una “beata speranza”, quella dell’eternità.

Nei pressi di quella piscina un giorno passò Gesù e il suo sguardo si posò su di un uomo, paralitico da trentotto anni, ed è scritto che Gesù vi si accostò. Quanto è bello quando Gesù si accosta! Gloria a Dio!

Probabilmente andò da lui perché era uno di quelli che era lì da più tempo. Fu costante. Gesù allora gli fece una domanda: “Vuoi tu essere guarito?” Forse l’uomo continuava a guardare l’acqua mentre gli spiegava che non riusciva mai a raggiungerla mai prima degli altri, ma in quel momento era necessario che invece guardasse Gesù. E questo è d’insegnamento a noi. Anche noi dobbiamo chiedere e cercare da Lui.

Allora Gesù gli ordinò, quello di prendere il suo lettuccio, alzarsi e camminare. La Scrittura non ci dice tutto, ma sappiamo che lui lo fece e guarì. Non ebbe bisogno di fisioterapie, perché Dio fa miracoli, compie completamente l’opera sua.

Dopo aver compiuto questo miracolo, Gesù si defila dalla folla, forse per non essere assalito dagli ammalati, ma il motivo per cui abbia agito così solo Lui lo conosce. Intanto il paralitico camminava pieno di gioia, felice di quella miracolosa guarigione, fin quando non incontrò gli scribi che gli domandarono chi lo avesse guarito, visto che secondo loro non era lecita nemmeno la guarigione in giorno di Sabato. A quella domanda lui non sa rispondere, perché non sapeva che colui che l’aveva guarito era Gesù.

Dopo però, si reca al tempio per ringraziare Dio ed è lì che incontra Gesù. Qui, gli dà delle precise indicazioni: “Va e non peccare più che peggio non ti avvenga”. Da qui deduciamo chiaramente che il peccato produce anche malattie.Molti quando sono infermi si rivolgono a guaritori e maghi, quando invece l’unico a cui rivolgere lo sguardo è Gesù, il cui sangue ci lava, purifica ed anche guarisce da ogni nostra malattia. Ricordiamoci che “ogni cosa è possibile a chi crede in Dio”.

E’vero pure che esistono falsi miracoli, quelli che non danno gloria a Dio, che non ti guariscono ma anzi che finiscono col farti ritrovare in una situazione peggiore di quella iniziale. Piuttosto, chiunque abbia difficoltà fisiche, spirituali, malattie di ogni genere, guardi a Cristo. Esamini se stesso per vedere se esiste qualcosa che non piace a Dio, chieda perdono e Lui ci purificherà col sangue di Gesù. Se c’è una malattia, Lui è Colui che può ogni cosa, basta esercitare la propria fede.

Quell’uomo di Betesda cominciò un cammino differente, non solo fisicamente ma soprattutto spiritualmente, perché Cristo si era fatto conoscere a Lui. Noi vogliamo rivolgere i nostri occhi non a una piscina di Betesda, ma Lui che ha portato tutte le nostre infermità. A Colui che ha vinto su tutto.

Gloria a Dio!

Sonia D'Andrea
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“Il paralitico di Betesda” (Giov 5: 1-15)
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Wednesday, 18 March 2009 14:17
Last Updated on Wednesday, 18 March 2009 14:34
 

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